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Terapia

Da un’iniziativa di EMDR in collaborazione con Regione Lombardia ATS Bergamo, un interessantissimo vademecum con suggerimenti per Operatori del Soccorso e Personale Sanitario: segnali da riconoscere e indicazioni.

Nelle maxiemergenze si presenta una condizione di elevata esposizione che riguarda l’individuo, la comunità e gli operatori. L’evento critico causa anche nei soccorritori reazioni emotive particolarmente intense che potrebbero intralciare o interferire sull’efficacia operativa, sia durante l’esposizione allo scenario che in seguito.

Stiamo tutti vivendo un periodo estremamente faticoso e complesso che non può essere paragonato a nessun altra esperienza occorsa a ciascuno nell’arco della propria vita: la pandemia e le sue conseguenze (morti, contagi, quarantena, distanziamento sociale).

E’ evidente che le misure restrittive prese dal governo sono state necessarie a tutela della salute pubblica al fine di evitare il propagarsi dell’epidemia. Ma è ugualmente importante non bisogna sottovalutare anche gli effetti di questa pandemia e dei necessari interventi in  termini di conseguenze sulla salute psicologica dei cittadini. Dopo un evento traumatico di tale portata storica è inevitabile che ci siano anche ripercussioni sul benessere psicologico individuale di ogni persona appartenente a qualunque fascia di età, reddito, genere o livello sociale e culturale.

In termini di esposizione a questo specifico evento traumatico possiamo distinguere 6 diverse tipologie di vittimizzazione che possono essere presenti in maniera univoca o plurima.

  • Vittime di I° tipo: chi direttamente subisce l’impatto dell’evento
  • Vittime di II° tipo: parenti o persone care dei defunti o dei superstiti
  • Vittime di III° tipo: i soccorritori , operatori dell’emergenza/urgenza
  • Vittime di IV° tipo: La comunità coinvolta nel disastro
  • Vittime di V° tipo: chi per caratteristiche pre-critiche può reagire sviluppando un disturbo psicologico a breve o a lungo termine
  • Vittime di VI° tipo: chi avrebbe potuto essere una vittima del primo tipo o chi si sente coinvolto per motivi indiretti(Taylor,Frazer 1981)

I principali segnali dell’insorgere di un PTSD (disturbo post traumatico da stress) sono secondo il DSM V (Manuale Diagnostico e statistico dei Disturbi Mentali)

  • Disturbi del sonno
  • Difficoltà di concentrazione
  • Difficoltà di memoria (fissazione nuovi concetti, rievocazione abilità)
  • Addiction
  • Affaticamento, mancanza di energia
  • Irritabilità/irrequietezza
  • Isolamento/chiusura

Specificatamente in merito alla pandemia da Coronavirus possono manifestarsi sintomi quali:

  • Intrusività: immagini ricorrenti, memorie involontarie e intrusive dell’evento (flashback ), che possono presentarsi come brevi episodi o come completa perdita di coscienza. (per esempio rivedere i soccorritori che portano via in ambulanza proprio padre con “tute d’astronauti”, pensieri continui e intrusivi sulla possibilità di essere entrati in contatto con una persona potenzialmente positiva, ecc.)
  • Evitamento: tentativo vano di evitare pensieri o sentimenti correlati al trauma. Impossibilità ad avvicinare ciò che rimanda all’evento (per esempio non contattare il medico anche in caso di tosse e febbre per paura di fare il tampone, ridicolizzare quanto sta accadendo per non entrare in contatto con la paura, cambiare discorso non appena si parla di Coronavirus )
  • Iperarousal: aumentata attivazione psicofisiologica (ad es. allerta alta ad ogni nuova notizia, tachicardia quando si viene a conoscenza del primo caso positivo nella propria città, toccarsi la fronte e percependosi leggermente caldi si inizia a fare fatica a respirare, ecc.)
  • Umore depresso e/o pensieri persistenti e negativi. Credenze e aspettative negative su di sé o sul mondo. Profondo senso di abbandono (per esempio iniziare ad avere pensieri negativi su di sé e/o sul mondo “non vado bene”, “il mondo è sempre pericoloso“ “siamo spacciati” )(Giada Maslovarich, 2020)

Un supporto psicologico tempestivo e qualificato risulta essere fondamentale per scongiurare la possibilità di sviluppare psicopatologie pervasive e per poter riacquistare il proprio equilibrio psicoemotivo e le risorse per affrontare  in maniera costruttive ed efficace le conseguenze di questa emergenza sanitaria.

L’equipe di CSPP ha al suo interno professionisti con esperienza decennale nella gestione e nella elaborazione dei traumi semplici e complessi che affronta e gestisce con piani terapeutici specifici e strutturati  in base al profilo personologico di ciascun individuo e realizzati con tempestività e competenza.

I terapeuti coniugano la specialistica traumatologica ad una specialistica sistemico relazionale e dell’età evolutiva che consente la presa in carico oltre che dei singoli individui anche di nuclei familiari con componenti appartenenti alle diverse fasce di età.

Il Centro di Psicoterapia della Persona – CSPP ospita un’equipe di esperti in grado di offrire ai propri pazienti un piano terapeutico individualizzato ed integrato che risponda specificatamente alle esigenze di chi vuole migliorare la propria condizione psico emotiva e acquisire un significativo benessere. Grazie al confronto costante e continuo tra professionisti, CSPP garantisce ai propri pazienti la possibilità di essere seguiti puntualmente in tutte le fasi della terapia, anche con l’ausilio di strumenti tecnologici all’avanguardia, come il Neurofeedback dinamico non lineare.

Cos’è il Neurofeedback?

Il Neurofeedback è una tecnica sviluppata dall’Istituto Zengar negli Stati Uniti e nel Canada, che permette al cervello di migliorare il suo funzionamento e le sue capacità attraverso un training e con l’ausilio di un computer, sfruttando la neuroplasticità del cervello e consentendogli di autoregolarsi portando miglioramenti profondi e duraturi in termine di benessere e salute mentale.

Il Neurofeedback è frutto degli spettacolari progressi nel campo delle Neuroscienze, dell’Informatica, della Matematica applicata e della Neurofisiologia, grazie alle quali la comprensione del cervello è stata completamente rinnovata, e ha come risultato quello di ottimizzare le performances, migliorando di fatto le capacità di attenzione, concentrazione e memoria, oltre che la creatività, l’intuizione e la presa di decisioni.

Chi utilizza il Neurofeedback?

Il Neurofeedback viene utilizzato, ad esempio, da atleti professionisti per il miglioramento delle peak performaces (il punto massimo prestazionale), o da manager per la gestione dello stress e il miglioramento delle prestazioni lavorative. È una tecnica che non presenta effetti collaterali e non presuppone restrizioni anagrafiche.

Ampiamente praticato negli Stati Uniti, il Neurofeedback è utilizzato dall’esercito americano per aiutare i reduci da operazioni di guerra a reinserirsi nella vita civile. Molti organismi di salute nel mondo la utilizzano, dal 2010 è attivo nell’ospedale parigino della Pité Salpetriere.

Studi dedicati al Neurofeedback

Un numero sempre crescente di studi scientifici ne conferma la validità e l’efficacia. L’Università Victoria in Canada ne attesta l’efficacia per i seguenti disturbi: aggressività impulsività e collera (81,4%), disturbi ossessivi-compulsivi e psicosi dell’identità (64,2%) disturbi oppositivi provocatori (87,5%), disturbi dissociativi dell’identità (66,6), schizofrenia (40%), disturbi dell’alimentazione (57,2%) dipendenze: fumo, alcol, droga, farmaci, ludopatia (80%).

Una ricerca scientifica italiana dimostra l’efficacia del trattamento sugli acufeni (Dr. Raponi e Dr Messina 2018). L’Associazione Bergamasca Acufeni ne ha fatto il suo trattamento di riferimento.

Cosa succede durante una seduta

Il paziente che approccia il Neurofeedback è spesso preoccupato dallo svolgersi della terapia. In realtà l’operatore ha il compito di mettere a proprio agio la persona, che deve solamente sedersi su una poltrona che ha la possibilità di essere regolata a piacimento nell’inclinazione per favorire il relax. Successivamente vengono applicati dei sensori sulla scatola cranica e sulle orecchie, con lo scopo di registrare l’attività cerebrale, analizzata dal software 256 volte al secondo, e al paziente vengono fornite delle cuffie.

Lo strumento registra gli impulsi elettrici tra i neuroni, le onde cerebrali. Quando il software registra uno squilibrio genera un’interruzione istantanea della base musicale diffusa dalle cuffie. Questa interruzione è un feedback che spinge l’attività neuronale a riorganizzarsi, permettendo al cervello di autoregolarsi.

Il numero delle sedute necessario per avere un significativo cambiamento è individuale e connesso alla problematica o all’obiettivo del paziente; statisticamente si è visto che sono necessarie 20 sedute per generare e mantenere nel tempo un cambiamento.

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Coronavirus: come affrontarlo

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Il Coronavirus e le sue conseguenze traumatiche

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Scopri il Neurofeedback

Il Centro di Psicoterapia della Persona – CSPP ospita un’equipe di esperti in grado di offrire ai propri pazienti un piano terapeutico individualizzato ed integrato che risponda specificatamente alle esigenze di chi vuole migliorare la propria condizione psico emotiva e acquisire un significativo benessere. Grazie

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